Folla e bivacchi al Salone del Libro 2025

Un popolo di lettori

Dopo anni di “quanto mi piacerebbe andarci”, mi sono finalmente organizzata ed ho visitato, per la prima volta, il Salone del Libro di Torino. Da neofita ho deciso di non prenotare nulla e lasciarmi trasportare dalla corrente, cercando di capire per il futuro come era meglio muoversi, ma soprattutto di vivere l’evento da semplice visitatrice. Più che un lento scorrere si è rivelato in realtà una piena: ho fortunosamente (diciamo così) scelto di andare il sabato, giornata di maggior afflusso secondo gli organizzatori, che con il passare delle ore ha trasformato il tutto in una sorta di bolgia.

 

Il grande successo della manifestazione, con oltre 231.000 presenze, potrebbe far pensare ad un ottimo stato di salute della nostra editoria e ad un paese che legge molto. Eppure i dati statistici parlano di un costante calo delle persone che leggono. Non facciamoci ingannare dal 73% degli over 15 dichiarati come lettori dall’Associazione Italiana Editori, perché agli intervistati viene richiesto se hanno letto almeno parte di un libro nell’anno, comprendendo in questo anche guide turistiche o di cucina, manuali ecc. Peccato non ci siano più gli elenchi del telefono, avrebbero aumentato ulteriormente la percentuale. Più obiettiva la statistica di Istat, che però risale al 2023: rivolta ad un campione più ampio (dai sei anni in su) e riferita ai soli libri di lettura non professionale o scolastica, scende ad un più realistico 39% della popolazione. I dati diffusi confermano che le donne leggono sempre più degli uomini, e mi piacerebbe capirne il perché, ed i giovani fino ai 24 anni rappresentano la quota maggiore di lettori. Ultimo dato, il 17,6% delle persone è nella fascia dei lettori “deboli” (al massimo 3 libri in un anno), il 15,4 è nella fascia “media” (3-11 libri) e chi supera i 12 libri all’anno come la sottoscritta è solo il 6,4% della popolazione. Si potrebbe quindi pensare che la grande affluenza al Salone sia dovuta ad una sorta di raduno di una setta, ma temo invece sia frutto forse solo della fortunata creazione di un mito, un ennesimo evento per il quale si sente la necessità dire al mondo “io c’ero”. Evento che però consente a tante persone di sfogliare e, perché no, acquistare libri.

Salone del Libro 2025 colonna selfie
La colonna dei libri al Salone del Libro, sfondo perfetto per i selfie

Il Salone è sicuramente il posto dove poter trovare libri e chi li costruisce: ci sono tantissime case editrici, molte presentazioni, possibilità di incontrare autrici, autori e personaggi e tanti firmacopie, rappresentanze di tutta la filiera, distributori ed editor compresi. Bella ed incoraggiante la presenza di giovani: gli under 35 sono stati valutati in un 49% dei presenti. Quasi 1000 gli spazi espositivi e oltre 2600 gli eventi, insomma davvero una scelta sterminata, forse eccessiva.

 

Una cosa che mi ha colpita è stata la presenza massiccia di grandi padiglioni delle Regioni italiane, che sicuramente aiutano economicamente la riuscita del Salone, ma che mi lasciano davvero perplessa sull’effettiva utilità della loro presenza. Grandi stand anche per diversi ministeri, da quello della Difesa, se non altro gremito di persone in divisa e stellette, a quello dell’Istruzione e del Merito, che quando sono passata era praticamente deserto sia nelle postazioni che come pubblico. Unico angolo con alcune presenze quello della “lettura”, dove stazionavano alcuni visitatori emblematicamente spiaggiati su alcuni bassi cuscinoni.

Salone del Libro 2025 spiaggiati
Lo Stand del Ministero dell'Istruzione e del Merito al Salone

Il grande successo del Salone e la visibilità che ne consegue lo ha portato ad essere, soprattutto negli ultimi anni, oggetto di polemiche e dibattiti, soprattutto in ambito politico. Tra quelle di quest’anno la volontà espressa dal Ministro della Cultura di voler entrare nella governance del Salone, per il momento stoppata dal gruppo di soggetti privati che lo organizza. Dopo la querelle ai David di Donatello, un’altra entrata a gamba tesa in quello che continua a sembrare un tentativo di appropriarsi e condizionare il panorama culturale nazionale. Non sarà però semplice per gli organizzatori mantenere la posizione, perché comunque le sovvenzioni sono ancora indispensabili per la sopravvivenza del settore e questo mina la sua indipendenza.

 

La location è semplice da raggiungere, la metropolitana ferma praticamente davanti all’ingresso principale. C’è un problema enorme di code: all’ingresso, agli stand di ristoro, che peraltro non hanno posti a sedere come in quasi tutte le fiere e quindi creano poi bivacchi a terra infiniti, ai bagni. I bagni sono davvero pochi per così tante persone, con file estenuanti soprattutto, come sempre, davanti a quelli riservati alle donne, che pagano il problema di tutti i siti fieristici pensati più per un pubblico maschile.

 

Ma è il posto per chi ama i libri? Non ne sono certa. Come dicevo la folla rende davvero difficile tutto: gli eventi ad esempio sono soggetti ad una sorta di click day perché vanno a ruba subito ed i posti non prenotati costringono ad ulteriori code lunghissime. Ho poi letto che gli espositori si sono lamentati di vendere poco, ma a parte il tema del costo attuale dei libri che non è indifferente, portarsi poi in giro ed in viaggio chili di carta non è banale. Potrebbe forse aiutare fare degli “sconti fiera” e per il problema peso personalmente il prossimo anno proverò a vedere se utilizzare la presenza di Poste Italiane per spedirmi gli acquisti a casa. Altro problema il rumore, costante ed invasivo: tra stand con casse acustiche e volumi sparati alti e la folla dopo un po’ il tutto è frastornante, sicuramente molto distante dal silenzio delle biblioteche. Ho molto apprezzato la scelta di Chora Media di dotare il pubblico degli eventi di cuffie, che non solo consentivano un migliore ascolto ma appunto non invadeva acusticamente lo spazio circostante.

 

Anche se faticoso ho comunque trovato il Salone anche affascinante: la possibilità di scoprire anche piccole ed eroiche case editrici, incontrare autori di cui si ama la scrittura, immergersi in un mondo così vasto e pieno di sfaccettature lo rende obiettivamente molto interessante. Quindi per quanto mi riguarda ritenterò l’esperienza all’edizione 2026, con qualche accortezza in più per cercare di godermelo meglio.

Commento

  • Marina

    Grazie per il piacevole articolo. Interessante report per chi non ha potuto esserci.

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Esmeralda Ballanti

Classe 1963, giornalista pubblicista, vivo nella bassa bolognese. Diploma di ragioneria, segretaria di redazione e collaboratrice del periodico Nuovo Informatore.

Femminista, polemica, ho svariate passioni ed interessi che spesso non ho sufficiente tempo di coltivare. Ma si può sempre migliorare, in tutto.

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