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La virgola che mi porto dietro

In Italia siamo da sempre soverchiati da piccoli grandi intoppi burocratici, a volte davvero piccoli ma con una capacità incredibile di rubarci tempo.

Mio padre si chiamava Valter perché nato nel 1930 ed alla progenie non si potevano dare nomi non italici. Ma per tutti era Walter, nome con cui per anni ha poi avuto documenti e codice fiscale, nell’epoca dell’anagrafica non computerizzata. Al punto che nel certificato di famiglia del Comune di Bologna del 1982, dove abitavamo, nel nucleo di Valter figuravo anche io, ma figlia di Walter. Non solo: in un atto di compravendita, veniva denominato dal notaio Valter, Walter o Walther, perché aveva documenti con tutti questi tre nomi. Della cosa mi sono dovuta occupare molti anni dopo, richiedendo al suo comune di nascita un certificato che attestasse come il signor Valter, il signor Walter ed il signor Walther fossero in realtà la stessa persona, perché poi con la definitiva computerizzazione dei dati gli altri due nomi erano scomparsi, come i loro codici fiscali, ma esistevano ancora atti e documenti a loro intestati.

In famiglia il problema “nomi” non si è fermato però a mio padre, perché ha colpito anche me. Io ho un doppio nome, Maria Esmeralda non attaccati, e da sempre, o meglio dalla nascita delle anagrafi computerizzate, questo fatto mi crea dei problemi. Il primo fu quando il Comune di Bologna passò appunto ai database, perché, credo per risparmiare spazio e dati, elisero i secondi nomi. Quindi improvvisamente sono diventata Maria e basta, un nome che non ho mai usato e con cui nessuno mi conosce, perché il Maria era stato aggiunto, dai racconti di mia madre, per potermi battezzare. Un nome oltretutto diverso da quello con cui mi erano stati rilasciati altri documenti ed il codice fiscale.

Ovviamente non potevamo accettare che il mio “nome” scomparisse così, quindi avviammo una procedura, che ci portò a richiedere una copia integrale dell’atto di nascita, da cui risultasse l’iscrizione anche del nome Esmeralda, con tutti gli atti di richiesta conseguenti, la gita di famiglia al mio paese natale in Lombardia ecc. ecc. Con quello ottenemmo che fosse inserito anche il secondo nome, che fu “attaccato” al primo con l’utilizzo di una virgola.

Virgola che da allora mi porto dietro e che spesso devo specificare quando ho a che fare con gli enti pubblici.

Con il codice fiscale a barre e lo Spid speravo il problema fosse finalmente superato, ma invece, sorpresa, così non è. Sono andata in questi giorni in posta per richiedere il rilascio di un nuovo passaporto. Premetto che codice fiscale, carta di identità e vecchio passaporto riportano tutti il doppio nome, anche se la virgola appare solo sulla carta d’identità. Il sistema però, dalla lettura del codice a barre, ha proposto solo il primo nome, Maria, e la gentile operatrice delle Poste non era in grado di operare per sistemare la cosa.

Risultato: sono dovuta andare in Questura a Bologna, dove almeno ho avuto la possibilità di accedere in settimana ed in un unico accesso ho risolto il problema.

Tutta questa trafila ha però comportato un utilizzo del mio tempo non indifferente: primo appuntamento alla posta, spostamento per e da Bologna centro, senza contare il tempo necessario per prendere gli appuntamenti, per pagare il bollettino, per acquistare il contrassegno, per fare le foto. Tempo che è anche stato speso dalla pubblica amministrazione, per un doppio lavoro sullo stesso documento.

Siamo tutti consapevoli che la burocrazia ha un costo, in termini economici e di tempo.

Esistono studi periodici sull’impatto economico per le imprese, ma in rete non ho praticamente trovato nulla di aggiornato per quanto riguarda le persone. I pochi elementi disponibili sono piuttosto datati, ma nel 2011 la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, calcolava in 300 ore all’anno il tempo che ogni persona utilizzava per rispondere agli obblighi fiscali e previdenziali, circa 50 minuti al giorno. Ore che venivano calcolate in 390 per la popolazione più anziana o straniera.

L’avanzare della tecnologia dovrebbe aver abbassato questi tempi, ma la mia sensazione è che non sia del tutto così. Rispetto al 2011 della ricerca sicuramente molte cose sono cambiate, l’utilizzo di strumenti digitali ha diminuito la necessità di recarsi di persona agli sportelli, con una spinta rilevante del processo dovuta alla pandemia.

Se però pubblica amministrazione ed aziende stanno lavorando per una digitalizzazione sempre più spinta, resta insoluto il grande problema della capacità di accesso della popolazione. Come certificato dall’ISTAT, nel 2023 meno della metà degli adulti (16-74 anni) aveva competenze digitali adeguate, che diventavano insufficienti per oltre un terzo. Andando poi a guardare le fasce di età le competenze di base erano possedute da quasi il 60% delle persone tra i 16 ed i 24 anni, che diventavano meno del 20% per quelle tra i 65 ed i 74 anni. Aggiungendo a questo il grande problema dell’analfabetismo funzionale che tocca il 35% della popolazione italiana, appare evidente come per molte persone utilizzare procedure online diventi difficoltoso, anche perché la burocrazia tende a perpetuare sé stessa anche nel mondo digitale.

Una delle grandi sfide del nostro paese è la semplificazione degli adempimenti, per le persone e per le imprese, che deve però essere accompagnata da una grande azione di alfabetizzazione digitale delle persone, che parta dalla scuola ed arrivi alla terza età.

In attesa, a me resta il grande dubbio della virgola, che continuo a portarmi dietro ma in ordine sparso. Mi resta anche il tanto tempo speso per veder riconosciuta una cosa tanto banale quanto il mio nome. Se vi va di condividere con me e chi mi segue una vostra esperienza di banale burocrazia, siete benvenute e benvenuti.

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Esmeralda Ballanti

Classe 1963, giornalista pubblicista, vivo nella bassa bolognese. Diploma di ragioneria, segretaria di redazione e collaboratrice del periodico Nuovo Informatore.

Femminista, polemica, ho svariate passioni ed interessi che spesso non ho sufficiente tempo di coltivare. Ma si può sempre migliorare, in tutto.

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