I paradossi del turismo alpino

Numeri in crescita

L’estate che si sta concludendo ha oscillato, nella narrazione dei media, tra due gridi d’allarme: quello sull’overtourism e quello sul calo delle presenze.

Ho trascorso il periodo clou di agosto, quello di Ferragosto, in Val di Fassa, come faccio ormai da anni. Una delle zone più belle delle Dolomiti del Trentino, certamente tra le più attrattive dal punto di vista turistico.

I dati Ispat lo confermano: le presenze in Valle sono passate da 457.000 nel 2015 a 605.000 nel 2023, fino a oltre 632.000 nel 2024. Tra il 2023 e il 2024 l’aumento è stato del 4,4%, con una permanenza media di 3,8 giorni.

Un turismo dunque “mordi e fuggi”, ma con un impatto enorme se si considera che i residenti in Valle al 1° gennaio 2024 erano 9.972.

 

Nuovi impianti, più portata

Non servono statistiche particolari per capire che, soprattutto nei periodi di alta stagione, la zona soffre di congestione: file sulle strade e agli impianti. Eppure si continua a costruire e ristrutturare, anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali che porteranno in Val di Fiemme gare di combinata nordica e salto con gli sci.

Un esempio emblematico è quello della Sitc Spa, Società Incremento Turistico Canazei, che gestisce 16 impianti di risalita. A dicembre inaugurerà la nuova funivia Campitello–Col Rodella, dopo 40 anni di servizio della precedente.

Nel folder informativo si legge:

“La portata oraria odierna, pari a circa 1000 persone/ora, risulta ormai insufficiente e genera code di attesa, sia in salita che in discesa. In inverno si resta in coda anche 50/70 minuti”.

La soluzione? Un nuovo impianto da 2.177 persone/ora, con edifici di stazione completamente rinnovati. La stazione a monte sarà parzialmente interrata, per limitare l’impatto visivo, e arretrata per permettere un più facile accesso alle piste.

Ma se già prima il parcheggio era pieno da metà mattina e la zona in quota affollata, cosa accadrà raddoppiando la portata?

Gli impianti di salto con gli sci in ricostruzione a Predazzo per le Olimpiadi Invernali 2025

Il Lago Fedaia e la Marmolada

La Val di Fassa termina naturalmente con la salita al Passo Fedaia, dove si trova l’omonimo lago artificiale, creato negli anni ’50 con la costruzione di una diga. Un luogo suggestivo, incorniciato dai monti e ai piedi del ghiacciaio della Marmolada.

Per decenni la zona ha attratto turisti anche grazie alla cestovia che portava fino al Rifugio Pian dei Fiacconi. Dismessa nel 2019, avrebbe dovuto lasciare spazio a una moderna telecabina. Ma prima che il progetto prendesse forma, è intervenuto il cambiamento climatico.

Nel dicembre 2020 una slavina ha danneggiato gravemente il rifugio. Il 3 luglio 2022, poi, il crollo di una massa di ghiaccio e rocce di 64.000 tonnellate ha travolto cose e persone, causando 11 morti.

Da allora la zona non si è più ripresa: il rifugio non ha riaperto, le strutture al lago restano chiuse in inverno e d’estate il turismo è ridotto a una sosta veloce soprattutto nei locali lungo la statale.

Il livello del lago, abbassato subito dopo il crollo per ragioni di sicurezza (ufficialmente anche per fornire acqua al Veneto), scende ogni anno. Intanto il ghiacciaio della Marmolada, secondo Legambiente, ha perso oltre l’80% della superficie e il 94% del volume dal 1888 a oggi. Potrebbe scomparire entro il 2040.

Il Lago Fedaia a pieno regime nell'agosto 2020
Il livello del Lago Fedaia nel mese di agosto 2025

Due facce della stessa valle

Ecco il paradosso. Una parte della Valle lavora per amplificare sempre più le presenze, costruendo e investendo. Un’altra va inesorabilmente scomparendo, nell’indifferenza generale.

Occorrerebbe ripensare radicalmente il modello di turismo che stiamo portando avanti, perché non sostenibile neanche nel breve periodo. Ma né politica, né operatori economici, né noi turisti sembriamo davvero interessati a tutelare gli ecosistemi che costituiscono la base stessa dell’attrattività.

 

Viviamo sempre più nel segno del presentismo, senza preoccuparci del domani.

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Esmeralda Ballanti

Classe 1963, giornalista pubblicista, vivo nella bassa bolognese. Diploma di ragioneria, segretaria di redazione e collaboratrice del periodico Nuovo Informatore.

Femminista, polemica, ho svariate passioni ed interessi che spesso non ho sufficiente tempo di coltivare. Ma si può sempre migliorare, in tutto.

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